Recensione ‘Leonora addio’: il leggero addio di Paolo Taviani al fratello

Non è spoiler dire che Luigi Pirandello è morto nove minuti dopo “Leonora addio”. Questo lavoro contemplativo a tratti esilarante e giocoso non riguarda affatto la vita del controverso scrittore italiano, ma piuttosto la sua eredità, e in un senso meno letterale ma insostituibile, come i registi Paolo e Vittorio Taviani.

Per mezzo secolo, i due fratelli cinematografici hanno realizzato film insieme – tra cui “Kaos” del 1985, una raccolta completa di cinque storie di Pirandello – suggellando le loro carriere vincendo importanti premi ai festival di Cannes e Berlino (per “Padre”). Padron” e “Cesare deve morire” in ordine). E poi, nel 2018, Vittorio è venuto a mancare.

“Leonora addio” rappresenta il primo lungometraggio da solista di Paulo. Non c’è quasi modo di non leggere il film come un addio di un fratello all’altro, o anche una riflessione più ampia su ciò che accade all’artista e alla sua arte dopo la sua morte – più attuale che mai, con i monumenti rovesciati e celebrati da figure “cancellate” nella sua vita (no Ciò significa che Taviani affronta direttamente entrambi i fenomeni.) Anche prima che Pirandello spirasse sullo schermo, Paolo dedicò il film a Vittorio, subito dopo che sullo schermo apparve la scritta “Leonora addio” – ma anche il titolo è un po’ spettrale, riferendosi a scene del romanzo di Pirandello che Paolo aveva intenzione di includere, ma alla fine lasciato sul pavimento di una stanza che tagliava;

Invece, il film si compone di due parti. Il primo, che occupa la tortuosa prima ora, è narrato in bianco e nero, soffermandosi principalmente sulla sorte delle sue ceneri. Questo è seguito da un adattamento a colori della storia finale dell’autore, “The Nail”, che sembra avere poco a che fare con ciò che è accaduto prima, a meno che non si veda l’intero film come un ampio epilogo del Kaos e/o del Taviani carriera dei fratelli – e perché qualcuno dovrebbe considerarla un’altra cosa?

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Purtroppo, “Leonora addio” non è un film particolarmente forte, e sembra improbabile che attiri molto interesse fuori dall’Italia, nonostante il potere persistente del nome di Taviani. La competizione al Festival di Berlino è caduta quasi sicuramente per rispetto, anche se Caesar Must Die ha vinto con un sistema diverso. I festival cinematografici, come i paesi autoritari, subiscono improvvisi cambiamenti di identità quando la loro leadership cambia, eppure quasi tutti trovano meglio mostrare il lavoro di vecchi bianchi piuttosto che giocare con nuove voci, di cui hanno disperatamente bisogno del sostegno.

Questo non vuol dire che un film del genere sia sgradito al mondo, ma solo che è fuori luogo nel concorso della Berlinale – un’ironia appropriata, data la complessa politica di come vengono trattati gli artisti, in vita e in morte, che è molto ironico. Nella mente di Taviani nella realizzazione di “Leonora addio”. Da Wikipedia apprendiamo che Pirandello donò il suo Premio Nobel all’allora governo fascista italiano nel 1935, affinché l’oro potesse essere fuso per il bene superiore. Il film non fa menzione di questo punto, e mostra invece Mussolini che ordina di seppellire lo scrittore con una maglietta nera e rende pubblica la medaglia.

Poi si sente il volere dello stesso Pirandello: “Lascia che la mia morte passi in silenzio”, scrisse, chiedendo che le sue ceneri fossero disperse e che di lui non si lasciasse traccia; E, se ciò non fosse possibile, chiese: “Spero che l’urna venga portata in Sicilia e rinchiusa in un muro dentro una pietra grezza nel paese dove sono nato”. Invece, è stato sepolto in un cimitero romano per 10 anni — un famigerato decennio della storia italiana, rappresentato qui da un montaggio di tre minuti, in cui spezzoni di film del neorealismo italiano (come “Paisan” di Rossellini) sono mescolati con filmati di notizie da quel momento. Taviani continuerà a campionare altre fonti per tutto il film, che inavvertitamente serve a rivelare la mancanza di originalità nelle scene scritte.

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A poco più di una settimana dalla premiere di “Leonora addio”, l’attrice perduta nel mondo Monica Vitti (è stata avvistata brevemente in una clip de “L’Avventura” qui), e mi sono ritrovata a chiedermi perché il cinema italiano contemporaneo sia così scarso ombra di antico splendore. I fratelli Taviani sono giunti alla fine di quell’ondata, e hanno mantenuto viva la tradizione neorealista per qualche tempo, tuttavia, la rappresentazione qui è chiaramente falsa e l’intero esercizio è sbagliato. Guarda come appare lo smascherato Fabrizio Veracán, come il delegato incaricato di trasportare le ceneri di Pirandello in Sicilia, quando la scatola scompare su un treno, o le loro meravigliose reazioni gestuali.

Non tutti i film richiedono una posta in gioco alta, un orologio che ticchetta o personaggi avvincenti, ma in loro assenza, “Leonora addio” offre più di una semplice serie di piccoli drammi sciocchi e leggermente divertenti che lo stesso Pirandello non avrebbe scritto in relazione a quello che è diventato il suo propria reliquia. Quello che tutto questo ha a che fare con “The Nail” – sull’omicidio apparentemente insensato di una ragazza americana dai capelli rossi da parte di un ragazzo italiano a Brooklyn – nessuno lo sa. Il film di Taviani potrebbe non essere terribilmente divertente, ma contiene la saggezza dei suoi anni, inclusa l’assurda osservazione che un maestro narratore come Pirandello deve passare la vita a dettare il destino degli altri, solo per perdere il controllo di se stesso a un certo punto.

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