Crisi di governo in Italia che condiziona il futuro del diritto di cittadinanza

La Commissione europea ha espresso preoccupazione per il fatto che gli sforzi per riformare la legge sulla cittadinanza italiana saranno rallentati dalle nuove elezioni nel Paese il 25 settembre.

La commissione ha affermato che la decisione dell’attuale governo guidato dal presidente del Consiglio Mario Draghi e la crisi politica nel Paese hanno messo a rischio gli sforzi di riforma della legge in corso negli ultimi 20 anni.

Un’inaspettata crisi di governo e la richiesta di nuove elezioni per il 25 settembre di quest’anno hanno bloccato tutti i tentativi di riforma. Tuttavia, la questione non è del tutto scomparsa dal dibattito pubblico“La Commissione afferma in una relazione pubblicata sul suo sito web per il coordinamento nell’Unione europea e negli Stati membri.

Le modifiche proposte, sulla base del cosiddetto modello ius scholae, prevedono la concessione della cittadinanza italiana ai figli di genitori non italiani che abbiano frequentato la scuola in Italia per almeno un ciclo accademico di almeno cinque anni. Questo cambiamento include sia i bambini nati in Italia che i bambini nati all’estero che arrivano in Italia prima del loro 12° compleanno.

La proposta di modifica della legge sulla cittadinanza è strutturata attorno a due concetti, vale a dire:

  • Mitigato ius soli – Sulla base del fatto che molti paesi del mondo concedono la cittadinanza ai bambini nati in Italia da genitori stranieri. Questo modello è molto contestato dai partiti di destra in Italia.
  • Cultura indiana – Ai figli immigrati viene concessa la cittadinanza in base ai legami educativi e culturali con il paese di residenza.

La mossa di combinare questi due concetti è stata accolta principalmente dalle cosiddette associazioni e reti di immigrati di “seconda generazione”.

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I dati raccolti e diffusi dal Ministero dell’Istruzione italiano mostrano che gli studenti non italiani che hanno frequentato la scuola in Italia nell’anno accademico 2019/2020 sono stati circa 877.000. Nel frattempo, dal 2015 al 2020, il numero di studenti non italiani nati in Italia è passato da 478.000 a quasi 574.000, con un incremento di circa il 20 per cento.

Se la riforma fosse stata adottata, avrebbe colpito almeno 280.000 bambini (altre fonti fanno stime più elevate).”, sottolinea la commissione.

Con le prossime elezioni, il Partito Democratico, la coalizione centrista Action e Italia Viva e il Movimento Cinque Stelle hanno inserito l’idea di ius scholae come base del testo definitivo della riforma nei loro manifesti elettorali.

Tuttavia, la Commissione teme che il pubblico non sia favorevole alla mossa, con solo sei intervistati su dieci a un sondaggio ActionAid di giugno a sostegno della riforma della ius scholae.

In un rapporto separato pubblicato la scorsa settimana, la commissione ha anche sottolineato che i manifesti dei candidati si concentravano troppo poco sull’integrazione degli immigrati. Al contrario, alcuni di loro insistono nel riportare misure severe contro migranti e rifugiati, mentre altri promettono di adottare un nuovo approccio alla migrazione per lavoro e di creare percorsi legali verso l’Europa.

>> La Corte suprema italiana ha stabilito che ai migranti senza un contratto di lavoro a tempo indeterminato può essere concesso un soggiorno umanitario.

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